Villa Letizia e il progetto pezzotto

letizia

Lo scempio del parco della settecentesca villa vesuviana, nota come Villa Letizia, continua sotto lo sguardo inerme delle istituzioni. Nel giro di pochi giorni, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, si sono verificati ben quattro episodi di origine dolosa.

Intanto qualcosa sembra muoversi. Il 27 maggio scorso il gruppo consiliare M5S della VI Municipalità, visto il completo immobilismo dell’ente di prossimità, ha iniziato una raccolta firme per chiedere l’intervento diretto del Sindaco. L’analisi della delibera di Giunta Comunale n.800 del 15.12.2016 con la quale si approva in “linea tecnica” il progetto di riqualificazione del parco, oltre a non avere le coperture finanziarie, lascia non pochi dubbi sulle modalità di intervento. Pare, infatti, che il Comune non abbia coinvolto né la Soprintendenza né la Fondazione Ente Ville Vesuviane.

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Questo weekend la VI Municipalità, con a capo lo stesso Presidente Salvatore Boggia, a un anno dalla manifestazione di protesta promossa dal gruppo “Cittadinanza Attiva per Barra”, ha finalmente avviato dei lavori di pulizia del parco per rimuovere le sterpaglie che fino a oggi hanno reso fin troppo facile il lavoro dei piromani. Non siamo nemmeno minimamente vicino a un intervento risolutivo.

Il rimpasto al Comune con la nomina della nuova Assessora con deleghe ai parchi e giardini Maria D’Ambrosio dei Verdi forse darà una spinta al processo di recupero e riqualificazione del parco richiesto dai cittadini da tempo. La D’Ambrosio, infatti, ha fatto del recupero di Villa Letizia uno dei temi della sua campagna elettorale anche se ciò non le è servito a ottenere i voti necessari per occupare la poltrona di Consigliera Comunale. Forse i cittadini ricordavano ancora il suo passato da Consigliera alla VI Municipalità durante il mandato della Presidente Anna Cozzino, periodo in cui il parco non ha avuto il giusto trattamento. Staremo a veder se con i nuovi poteri a lei conferiti dal Sindaco qualcosa cambierà: ovviamente ce lo auguriamo tutti.

Resta il fatto che l’amministrazione centrale non ha coinvolto l’ente municipale nella redazione del progetto, così come sottolineano i Cinquestelle che nel frattempo hanno allertato il Soprintendente Giorgio Cozzolino e il Presidente della Fondazione per le Ville Vesuviane Giuseppe Galasso.

Esiste una vecchia storia che chi si appresta a mettere le mani sul nostro patrimonio dovrebbe necessariamente conoscere.

Correva l’anno 1994 quando l’allora Sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, annunciava la nascita del parco “Mazzetta”. Sui lavori di quel parco l’ente per le Ville Vesuviane, oggi fondazione, non era d’accordo.

Da un fitto carteggio tra Comune, ente Ville Vesuviane e Soprintendenza si evince che il parco è stato realizzato senza tener conto del fatto che quel pezzo di terra, proprietà del Comune di Napoli, per anni occupato dai bipiani del terremoto dell’80, non era un fazzoletto di terra qualsiasi ma il parco di una delle centoventidue Ville Vesuviane del Miglio d’Oro, Villa Letizia appunto.

Nella nota dell’Ente Ville Vesuviane indirizzata all’arch. Vezio De Lucia, all’epoca dei fatti Assessore alla Vivibilità del Comune di Napoli,  protocollo 237 del 26 giugno 1995, si legge: “… La Villa Letizia appartiene al complesso patrimoniale formato dalle monumentali Ville Vesuviane del XVIII secolo […] Per definizione la Villa Vesuviana del XVIII secolo è individuata come un insieme costituito dall’immobile e dal parco. Tale definizione è esplicitamente riportata nella legge 29.7.71 n.578, istitutiva dell’Ente per le Ville Vesuviane […] Non sembra che nella redazione del progetto originariamente denominato ‘Sistemazione del parco Villa Letizia – via G.B. Vela Napoli Barra’ e successivamente genericamente ridotto a ‘Sistemazione Parco via G.B. Vela’, si sia opportunamente valutata l’importanza di poter realizzare, nell’interesse della collettività, un intervento di grande rilevanza sociale e culturale attraverso il compiuto recupero della Vesuviana Villa Letizia – edificio monumentale, Parco aree circostanti – il suo inserimento nell’insieme delle attività culturali, spettacolari e formative – già operative nel sistema delle ville restaurate”.

IL 20 luglio 1995 l’Ente Ville Vesuviane sottopone al Comune di Napoli uno schema planimetrico di sistemazione “assolutamente compatibile con le destinazioni d’uso previste dall’Amministrazione Comunale”.

L’8 febbraio 1996  il presidente dell’Ente Ville Vesuviane, Pietro Lezzi, scrive all’arch. Giuseppe Zampino, soprintendente ai BB.AA.AA di Napoli e Provincia: “Apprendo con stupore ed amarezza che gli uffici competenti del Comune di Napoli hanno, con gara, assegnato i lavori per la sistemazione dell’area del giardino della settecentesca Villa Letizia in Barra Napoli, inclusa nell’Elenco delle Ville Vesuviane, disattendendo i rilievi critici e propositivi formulati dall’Ente medesimo. Ritengo che la Soprintendenza da lei autorevolmente diretta, non sia stata investita della procedura per l’approvazione del progetto. L’Ente per quanto di sua competenza manifesta la sua disapprovazione per il progetto, presumendo l’estraneità della Soprintendenza che altrimenti lo avrebbe certamente consultato”.

Pochi giorni dopo il 12 febbraio 1996 è addirittura il deputato Antonio Parlato a interessarsi della vicenda e scrive all’arch. Zampino: “…come anticipatole a voce il Comune di Napoli ha progettato (ed avviato) una iniziativa volta a realizzare nel quartiere di Barra un giardino del tutto alieno dallo scenario della esedra e dal fabbricato di Villa Letizia, ricompresa tra le ville del’700 di competenza dell’Ente Ville Vesuviane e di proprietà del Comune di Napoli.”

Il 27 febbraio 1996 il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali scrive una nota al Comune di Napoli, protocollo  n. 6117,  informandolo che nel corso di una riunione congiunta con il progettista arch. Giovanni Vigilante, l’ing. capo Giovanni Disposto, il collaudatore arch. Giuseppe Pulli “è stato esaminato il progetto  e sono state concordate alcune modifiche tese a conferire una maggiore caratterizzazione tipologica dell’impianto. Infatti anche se dalla documentazione storica risulta che il parco non ha mai avuto alcun disegno, è tuttavia opportuno una sistemazione dello stesso che rispetti alcuni elementi essenziali dell’impianto tipico delle Ville coeve della zona al fine di rafforzare la presenza dell’attiguo edificio monumentale.

Il 29 febbraio 1996 Pietro Lezzi invia al Comune e alla Soprintendenza una nota in cui l’Ente Ville Vesuviane da lui guidato “segnala l’opportunità di un esame congiunto della rielaborazione del progetto di sistemazione del Parco di Villa Letizia di Barra”.

Il 13 maggio 1996 il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali scrive al Comune che “…nel progetto presentato risulta che non sono state del tutto recepite le prescrizioni della Soprintendenza”

E ancora il 1° luglio 1996 la Soprintendenza comunica al Comune che “le opere già eseguite, anche se in parziale difformità rispetto alle indicazioni di quest’Ufficio, risultano nel complesso compatibili con il contesto. Si rileva tuttavia la necessità che venga mitigato l’impatto visivo del corpo di fabbrica in c.a. destinato a bouvette, tompagnando solo una porzione dello stesso e curando di trattare le superfici con materiali più idonei al fine di un appropriato inserimento nell’ambiente naturale creato all’esterno.”

Dal carteggio si comprende chiaramente come il Comune abbia progettato un intervento su un bene vincolato senza richiedere i necessari pareri né alla Soprintendenza né all’Ente Ville Vesuviane e come nonostante gli interventi di questi due organi alla fine il parco sia comunque stato realizzato in parziale difformità alle loro indicazioni.

Il parco è inaugurato nel 1995 e copre un area di circa 21.000 mq. Dopo qualche anno, nel 2000, viene ampliato con la realizzazione di un ulteriore area verde di altri 20.000 mq nella quale si trovano aree giochi attrezzate, un campo di calcetto e un gran gazebo. Oggi il parco versa in una condizione di totale degrado e abbandono, più volte finito alla ribalta dei giornali per il ripetersi di roghi e la presenza di sversamenti di ogni tipo di rifiuti che rendono l’area impraticabile.

Il 15 dicembre 2016 su proposta del Vicesindaco e Assessore all’ambiente Raffaele Del Giudice, la Giunta Comunale, come si legge in una nota dell’Amministrazione Comunale, con la delibera n.800 ha approvato in linea tecnica il progetto di riqualificazione di Villa Letizia a Barra.

Il progetto approvato dal Comune – si legge nella nota di Palazzo San Giacomo – si connota come azione sinergica volta al recupero del Parco sia come area verde con innegabile valore ambientale, paesaggistico e storico sia come luogo di aggregazione e inclusione per le numerose realtà sociali attive sul territorio. Prevede: l’eliminazione degli accumuli di rifiuti determinatisi per sversamento abusivo e fenomeni di roghi lungo il perimetro e all’interno del parco; Il ripristino della recinzione per contenere i fenomeni di intrusione; la verifica delle alberature con eventuale eliminazione di piante secche o oggetto di danneggiamenti potenzialmente pericolosi insieme a tagli parziali e potature delle alberature per esigenze vegetative, di sicurezza e ripristino di disegno del giardino; manutenzione delle zone di vialetti e zone di sosta, pozzetti, caditoie, sistema di illuminazione , cordoli, panchine, etc. È prevista, inoltre, la definizione di aree destinate per laboratori di giardinaggio e percorsi per educazione ambientale progettabili e gestibili in modo partecipato con gli anziani del centro già operante nell’edificio della Villa, associazioni del quartiere, scuole, gruppi di famiglie, parrocchie, etc.

Leggendo la delibera si capisce però che mancano le necessarie risorse economiche. Ma c’è qualcosa di ancor di più grave che mi lascia perplesso: sia De Magistris che  Bassolino hanno progettato un intervento senza considerare i vincoli esistenti sull’area, senza conoscere che siamo alla presenza di una delle centoventidue Ville Vesuviane del XVIII secolo. Se Bassolino lo ignorava, de Magistris sembra addirittura negarlo. Nella relazione tecnica redatta dal R.U.P., l’arch. Giovanni Cestari e allegata alla delibera si legge:  “Il parco o meglio il giardino di “Villa Letizia” fu realizzato per completare il recupero e la bonifica dell’area iniziata con la riqualificazione della villa che anche se ufficialmente non inserita nel circuito delle ville vesuviane di fatto territorialmente ed architettonicamente ne fa parte”. È il caso di dire che la storia non ha insegnato nulla a chi amministra il territorio.

Si interviene così in maniera disinvolta progettando come se ci si trovasse di fronte a una qualsiasi altra area verde e prevedendo la sostituzione della pavimentazione dei vialetti in battuto di tufo con un materiale cementizio come se il problema del parco fosse, appunto, la pavimentazione.

Data l’incapacità dell’ente comunale di gestire le aree verdi e i parchi cittadini ci si sarebbe aspettata la progettazione di un impianto di irrigazione automatico o di un adeguato impianto di videosorveglianza. Senza tali interventi si rischia, a fronte di un investimento di denaro pubblico, di ritrovarsi dopo poco nella stessa situazione di oggi proprio come già è successo per un altro bene presente sul nostro territorio, il cimitero dei Colerosi.

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